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giovedì 15 novembre 2007

Uranio impoverito

RAPPORTO sulla Missione in Sardegna degli esperti della Commissione del Senato “Uranio impoverito” della dott.ssa Antonietta M. Gatti

I Consulenti della Commissione “Uranio impoverito” dott.ssa Antonietta Gatti, cap. Paride Minervini, dott. Armando Benedetti, dott. Msssimo Zucchetti e dott. Valerio Gennaro hanno incontrato nei giorni 9, 10 e 11 Luglio i rappresentanti dell’ASL di Cagliari, dell'assessorato regionale alla Sanità, i rappresentanti del Poligono di Quirra e di Capo San Lorenzo, il sindaco di Villa Putzu insieme con due medici di base (dott.ssa Porrà e dott.ssa Aru) ed un geologo (dott. Priamo Farci). I Consulenti della Commissione si sono recati in Sardegna per verificare se: 1. nel poligono interforze di Quirra e a Capo San Lorenzo sia stato usato munizionamento all’Uranio impoverito; 2. nelle popolazioni limitrofe a tale poligono esistano disagi e patologie in eccesso o anomale. I primi incontri sono avvenuti a Cagliari con il Presidente dell'ASL n. 8 (dott. Gumirato) e con l'Assessore alla Sanità (dott.ssa Dirindin). A queste persone è stato chiesto se, a loro conoscenza, esiste una situazione di patologie rilevanti tra la popolazione residente attorno al Poligono e tra i lavoratori all’interno dello stesso. Il dott. Gumirato, in base agli studi dell'epidemiologo dott. Cocco ed al lavoro svolto dall'epidemiologo fiorentino prof. Biggeri sull'intera Sardegna, nega ogni sorta di problema patologico nella zona. Il dott. Cocco illustra con l'ausilio di diapositive lo studio epidemiologico. Nell'illustrare le quantità di persone che hanno sviluppato patologie nel periodo 1998-2001, questi presenta un dato a mio avviso anomalo. È stato infatti rilevato che a Villa Putzu (5.050 abitanti) si sono riscontrati 8 casi di tumore, mentre in un paese chiamato Muravera che ha un numero molto simile di abitanti (4.050) e che dista da questo pochi chilometri con il solo fiume Flumendosa a dividerli, nello stesso periodo non si sono riscontrati casi. Questo dato è per me molto strano ed allarmante. Questa incidenza 8 volte superiore non viene rilevata dagli epidemiologi, ma, anzi, si conclude che, trattandosi di un numero di casi inferiore al valore atteso (casi patologici medi in Sardegna ), a queste morti non si deve dare alcun significato, per non allarmare la popolazione. Il dott. Gennaro mette in evidenza alcune carenze di parametri epidemiologici, evidenziando come le patologie prese in esame siano solo quelle tumorali, cosa che offre un quadro assai parziale della situazione sanitaria. La dott.ssa Dirindin dà ampia disponibilità a collaborare per una migliore comprensione della situazione. La visita al Poligono, preceduta da un succinto briefing sulle attività che vi si svolgono, ha messo in evidenza che nell'entroterra vi sono varie zone dove non solo si spara, ma dove si fa anche brillare munizionamento da eliminare. Si constata che a 600 m di altitudine si è creata una discarica a cielo aperto, nei cui dintorni si sono viste mucche e pecore pascolanti. La visita al Poligono a mare ha messo in evidenza che la zona ove è situata la rampa in cui si prova il booster del nuovo motore per il missile Ariane (cui ora è stato attribuito un altro nome) è interessata 2-3 volte l'anno da combustioni ad altissima temperatura. Qui ho prelevato altri campioni su cui valutare un possibile inquinamento. La mia richiesta, ovvia per un addetto ai lavori, di sapere se vi siano stati o vi siano soldati ammalati non ha ottenuto risposta. Nell'occasione ho accertato che non è mai stato eseguito un censimento su eventuali patologie contratte dagli operatori interni sia militari sia civili, compreso il personale della Vitrociset (ditta esterna che è locata nel perimetro del Poligono a mare). La visita a Villaputzu ha visto l'incontro con il sindaco sig. Piu, con il dr. Farci, geologo di Escalaplano, con la dott.ssa Porrà, uno dei medici di base del paese, con la dott.ssa Aru che era pediatra all'Ospedale di Lanusei ed ora, pur essendosi trasferita a Cagliari, segue ancora i bambini malformati nati ad Escalaplano. Il Sindaco riferisce che la relazione degli epidemiologi fatta pervenire dalla ASL di Cagliari non ha evidenziato patologie superiori alla norma fra gli abitanti del paese e mi chiede la relazione che avevo approntato su commissione dell'ASL nel 2004 relativamente a campioni patologici di pazienti della zona forniti dall’ASL stessa. La dott. Porrà mette in evidenza come in 8 anni di lavoro abbia avuto 2 casi di tumore osseo, 3-4 casi di tumore emolinfatico, ma ha anche casi di tiroiditi di Hashimoto, di noduli sia in donne sia in uomini, malattie che lo studio epidemiologico non ha preso in considerazione. La dott.sa Aru racconta che dal 1981 all' ’83, quando lavorava presso l'ospedale a Lanusei, ha visto almeno 8 casi di malformazioni (sclerosi tuberosa) provenienti dalla zona di Escalaplano, e, tra questi, due casi di una sindrome molto rara (mucopolisaccaradosi), la cui incidenza non supera un caso su un milione di abitanti. Non solo, ma è stata testimone di molti aborti. Trasferita poi a Cagliari, ha potuto constatare, qui, l'assenza di tali malformazioni. Nel paese di Escalaplano, dall' ‘81 all' ‘86 si sono presentate 11 malformazioni e, dei 32 nati nell' ‘88, ben 3 furono malformati. Il geologo dott. Farci racconta che nel 2005, quando abitava ad Escalaplano, durante una visita nell'altopiano di Quirra, a 600m di altitudine, nella zona dove gli armamenti vengono distrutti, ha visto in 2 sorgenti l'acqua sgorgare di tre colori diversi: marrone, verde e gialla. Campioni di quell'acqua erano stati consegnati alla Commissione Sanità del Consiglio Regionale ma non gli risulta che siano mai stati analizzati o, comunque, non esistono i risultati se l'analisi è stata eseguita. L'incontro si chiude con la richiesta di fare chiarezza su tali eventi.
Considerazioni
Si è riscontrato che i dati riguardanti le patologie forniti dall'ASL di Cagliari non sono rispondenti alla situazione reale. Attualmente, a Villa Putzu vi sono 29 persone che si sono ammalate e non 8 come denunciato. Di questi, un terzo è costituito da pastori. Questo dato è parziale poiché non tiene conto del personale militare che lavora nelle due basi. Lo studio, inoltre, non ha preso in considerazione tiroiditi di Hashimoto e formazioni nodulari né entrano nel computo malformazioni fetali o aborti spontanei, così come non si menzionano le patologie cardiovascolari a dispetto del fatto noto di come proprio quelle siano le patologie prevalenti in molte forme d'inquinamento ambientale. Nonostante la superficialità dello studio, emerge sicuramente un'anomalia per alcune patologie sulla popolazione di Villaputzu. Per il caso di Escalaplano, si evidenzia che le patologie di malformazioni riscontrate negli anni 80 sono rare ed in eccesso. Poiché non c’è effetto senza causa, una causa ci deve essere stata. L'elevata incidenza di patologie in persone che non sono sottoposte ad esposizioni lavorative o industriali fa pensare ad esposizioni specifiche legate alle attività militari specialmente nell'altopiano. Durante il sopralluogo, vista la natura del luogo, si è ipotizzato che durante la stagione piovosa l'acqua percola sicuramente attraverso gli strati di materiale bellico eliminato, trascinando più a valle i prodotti del dilavamento e i detriti di corrosione dei metalli. Le sorgenti, anche a quota elevata, possono contenere questo materiale, quindi durante il periodo estivo, quando mandrie di animali si abbeverano, possono rimanerne contaminati. Una simile contaminazione interessa ovviamente anche i pastori e le persone che bevono quell'acqua, dato che con questa possono ingerire metalli pesanti e residui di esplosivo. Purtroppo lo studio geologico della zona della Difesa (http://www.difesa.it/Approfondimenti/relazione-finale-studio-geochimico/) non ha preso in considerazione le sorgenti, le falde acquifere, e loro estensione. Quindi, non è stata eseguita nessuna analisi di queste acque né si sa se i comuni di Villaputzu, Escalaplano e Salto di Quirra ricevono acqua dalle falde acquifere dell'altopiano. Perdasdefogu, un paese localizzato a maggiore altitudine, non dovrebbe essere interessata da questo inquinamento. Il fenomeno deve essere visto in modo dinamico e non statico, cioè la contaminazione esiste forzatamente in modo più evidente dopo abbondanti piogge. È doveroso controllare questa ipotesi.
Suggerimenti urgenti
1 Occorre immediatamente eseguire analisi dell'acqua sorgiva mediante spettrofotometria ad assorbimento atomico e microscopia elettronica con microsensore a dispersione d'energia dopo filtrazione. Sarebbe anche necessario sequestrare i campioni d'acqua del 2005 consegnati alla Commissione Sanità del Consiglio Regionale per lo stesso tipo di valutazione. 2 Occorre che veterinari verifichino subito lo stato di salute di mandrie e greggi attualmente al pascolo. Se emergono eventuali stati anomalie, occorre eseguire una biopsia al fegato degli animali ed analizzare formaggi e latte. 3 Occorre verificare immediatamente lo stato di salute dei pastori che operano nella zona. 4 Occorre immediatamente verificare da quali falde provenga l’acqua potabile dei paesi ai piedi dell'altopiano.
Suggerimenti per studio logistico
Un ulteriore studio logistico deve prevedere la creazione di una task force con i seguenti compiti: 1 Fare un censimento tra i militari del Poligono a terra e a mare su tutte le eventuali patologie sviluppate da personale militare e civile in pianta stabile nei poligoni e di passaggio. 2 Fare un censimento di tutte le patologie degli abitanti della zona comprendenti anche aborti, malformazioni e patologie tiroidee e cardiovascolari, in funzione dell'attività lavorativa svolta. 3 Recuperare i dati relativi alle malformazioni totali dal 1980 al 1995 della zona di Escalaplano, comprensivi dell'attività lavorativa dei genitori. Ulteriori verifiche del nesso di causalità tra inquinamento bellico e patologie può prevedere l'analisi diretta dei tessuti patologici dei pazienti al fine di trovare le polveri metalliche esogene inalate o ingerite.
Uranio impoverito: i nuovi numeri del governo Dal manifesto Uranio, i malati sarebbero 1682.
In una lettera alla presidente della commisione d'inchiesta sull'uranio impoverito, il ministro della Difesa Parisi parla di 1400 soldati ammalati in più. Le associazioni dei militari: «Ammissione importante, ma non basta». Carlo Lania Roma Ma quanti sono realmente i soldati italiani che si sono ammalati nel corso di una missione all'estero ? Il 9 ottobre scorso, ascoltato dalla commissione d'inchiesta del Senato sull'uranio impoverito, il ministro della Difesa Arturo Parisi aveva parlato di 255 soldati ammalati e 37 deceduti. Adesso si scopre che le cose non starebbero proprio così e che, anzi, il numero sarebbero molto più alto. Per la precisione 1682 casi di tumore legati, direttamente o meno, al contatto con l'uranio impoverito. Ben 1427 casi in più rispetto a quelli denunciati inizialmente dal titolare della Difesa. A fare la nuova cifra è lo stesso Parisi in una lettera inviata il 12 ottobre scorso alla presidente della Commissione d'inchiesta, la senatrice di Rifondazione comunista Lidia Menapace. Il ministro risponde a una sollecitazione della stessa Menapace, che in una precedente lettera gli aveva fatto presente come le cifre da lui riportate non coincidessero con quelle fornite alla commissione dalla Direzione generale della Sanità militare, che parlavano invece di 1.833 soldati ammalati. «I 1.833 casi citati - spiega una nota della Direzione generale della sanità militare allegata alla lettera di Parisi - non vanno confrontati con i 255 riferiti ai soli casi tumorali di personale impiegato all'estero, ma piuttosto con la cifra 1.682 (255+1427) che rappresenta appunto la totalità dei casi tumorali segnalati nelle Forze Armate nel periodo di riferimento determinato dalla Commissione (1996-2006), riportati in audizione». I 151 casi in più, conclude la nota, sono da attribuirsi a un diverso arco temporale dei casi presi in esame e a una serie di imperfezioni e duplicazione dei dati, errori in seguito eliminati. Conti fatti, e posto riparo agli errori, per il ministero ci sarebbero quindi 1.682 soldati colpiti da tumore a causa dell'uranio impoverito, e non 255. Del resto le parole di Amato erano state accolte con molti dubbi dai commissari. Più d'uno, dalla stessa Menapace alla senatrice Franca Rame (IdV), e ai senatori Marco Bulgarelli (Verdi) e Felice Casson (Pd) avevano fatto notare la parzialità dei dati forniti. Mancava, ad esempio, ogni riferimento alle missioni compiute prima del 1996, come la guerra del Golfo (1991), la Somalia (1993), o la Bosnia (1994), ma anche quelli relativi ai soldati impiegati nei poligoni di tiro militari. La lettera di Parisi rappresenta dunque una inziale ammissione di un dramma che coinvolge decine e decine di soldati. Ma si tratterebbe, ancora una volta, di cifre calcolate purtroppo per difetto. Proprio in questi giorni, infatti starebbero arrivando al ministero i primi dati raccolti dal gruppo di lavoro che per conto dello Stato maggiore della Difesa sta raccoglendo i dati registrati nei distretti militari E le nuove cifre sarabbero molto più alte dei 1682 casi a cui fa riferimento Parisi. «I primi dati parlano di 2536 casi di tumore riscontrati» denuncia infatti Domenico Leggiero, dell'Osservatorio militare. «Fatte le dovute scremature relative ai sempre possibili errori dovuti a cifre ripetute e falsi decessi, possiamo togliere un centinaio di casi. Ne restano sempre 2436». Troppi. Specie se si considera la difficoltà con cui è costretto a muoversi chi cerca la verità. Basti pensare che nel 2000, quando si cominciò a parlare dei primi militari malati, c'era difficoltà ad ammettere l'uso di proiettili a uranio impoverito. «L'ammissione fatta da Parisi è importantissima - prosegue Leggiero - è un primo passo decisivo nell'accertameto della verità, ma ancora non basta. C'è ancora troppa poca chiarezza su quanto accaduto, e sarà possibile farla solo quando si potrà leggere la documentazione delle Forze armate. È assurdo che dopo sette anni ancora ci sia discordanza sui dati». Intanto i lavori della commissione d'inchiesta del Senato potrebbero proseguire oltre il 31 dicembre prossimo, data prevista per la presentazione delle conclusioni raggiunte. Ad annunciarlo è stata nei giorni scorsi la presidente Lidia Menapace che si è detta intenzionata a voler chiedere una proroga di sei mesi per i lavori.

R.S. a cura della redazione ECplanet

lunedì 12 novembre 2007

Giocattolo con droga mortale

Cina, il “miglior giocattolo del 2007” contiene droga mortale

Il Bindeez è stato ritirato dal mercato dalla sua stessa casa produttrice, l'australiana Moose Enterprise, che accusa dell'errore i produttori dislocati fra Cina ed Hong Kong. Se ingeriti, i grani che compongono il gioco si trasformano in GHB, elemento chimico che compone il principio attivo di molte droghe sintetiche. Il Bindeez, giocattolo made in China premiato come “miglior gioco del 2007”, contiene una droga potenzialmente mortale. Lo denuncia la stessa casa produttrice, l’australiana Moose Enterprise, che ha ritirato il prodotto dal mercato ma ha accusato dell'errore le industrie che lo producono, dislocate fra Hong Kong e Cina continentale. Il giocattolo è composto infatti da una serie di grani plasmabili, con cui si possono costruire forme di animali ed alimenti, che se ingeriti vengono metabolizzate dal corpo umano che li trasforma in GHB, elemento chimico che compone il principio attivo di molte droghe sintetiche. Gli effetti sono perdita di conoscenza, sonnolenza, attacchi di panico e coma. L'Australia ha bandito il giocattolo due giorni fa, dopo che tre bambini – dai 19 mesi ai 10 anni – sono stati ricoverati d'urgenza per averlo ingerito. Due erano incoscienti. In un comunicato ufficiale, la Moose ha dichiarato di aver volontariamente ritirato il gioco dal mercato, perché contiene butanediolo, potenzialmente mortale, ed ha annunciato l'apertura di un'inchiesta per stabilire la responsabilità dell'errore.

Data articolo: novembre 2007
Fonte: AsiaNews/Agenzie

lunedì 5 novembre 2007

Un esercito di invisibili

Sulla Terra vive e muore un esercito di invisibili: il 40% delle nascite non viene registrato La rivista The Lancet pubblica un numero speciale dal titolo Who Counts ? (Chi conta ?), nel quale si denuncia che il 40% delle nascite di tutto il mondo non vengono registrate. Un vero e proprio esercito di “invisibili” che nasce, vive e muore senza lasciare traccia alcuna della propria esistenza. Il dato assoluto raggiunge termini percentuali drammatici nei paesi più poveri, dove 3 nascite su 4 non sono registrate, perché non esistono o sono carenti i servizi anagrafici e demografici per certificare nascita, decesso e cause di morte. Un esercito di invisibili che potrebbe arrivare a contare oltre i due terzi della popolazione mondiale, anche se il fenomeno, secondo le stime, oggi riguarda “appena” 48 milioni di bimbi. Il numero della rivista sarà presentato martedì a Pechino, nell'ambito di una campagna tesa a certificare lo stato demografico del paese. «Meno di un terzo della popolazione mondiale - denuncia il direttore di Lancet Richard Horton - è coperto da dati accurati su nascite e morti. Questo scandalo dell'invisibilità significa che milioni di esseri umani nascono e muoiono senza lasciare traccia della propria esistenza, oltre tre quarti dei quali in Africa sub-sahariana e Sud-Est asiatico. A livello globale c'è un gap insostenibile. Non esiste nessuna agenzia delle Nazioni Unite con la responsabilità di registrare nascite e decessi. Nel frattempo servono donatori e partner globali per promuovere e supportare sistemi di registrazione nei paesi in ritardo. Questa campagna da ultimo deve servire per mettere a fuoco quanto ciascuno di noi valuta la vita di ogni altro essere umano. È un test per la nostra umanità». «Se nei paesi sviluppati il 100% delle nascite è registrato di routine - riferisce all'Ansa Carla Abou Zahr dell'Health Metrics Network dell'Organizzazione Mondiale della Sanità - in quelli in via di sviluppo ben il 40% non lo è, ovvero oltre 48 milioni di bimbi e nei paesi più poveri 3 nascite su 4 non vengono mai registrate; in Africa sub-sahariana un bimbo su due; in Sud-Est asiatico 2 su 3. E la situazione è peggio per i decessi. Globalmente solo un terzo dei paesi ha buoni dati su decessi e loro cause. Meno del 10% dei decessi in Africa è registrato». La situazione ha risvolti pesantissimi anche in termini sanitari: non disporre di cause nei certificati di decesso implica che non si possano valutare malattie o fattori di rischio in un dato paese, rendendo difficile programmare gli interventi. Ben 68 paesi, dice Prasanta Mahapatra, dello Institute of Health Systems di Hyderabad in India, tra cui molti africani, la Corea del Nord, Andorra, Timor Est, non inviano all'Organizzazione Mondiale della Sanità neanche un dato sulle cause di morte dei propri cittadini. Registrando e monitorando le cause di decesso, si può fare invece molto in termini di prevenzione: si pensi ai morti sulle strade ridotti nei paesi sviluppati con l'entrata in vigore a partire dagli anni 70 di limiti di velocità, obbligo di cinture, sanzioni per guida in stato di ebbrezza. In India il monitoraggio delle nascite ha permesso di smascherare la pratica degli aborti dei feti di sesso femminile. «Chi conta ? È triste - commenta Abou Zahr - ma la risposta sembra essere che molte persone, specialmente i poveri, non contano: nascono, vivono, muoiono totalmente ignorati. Mentre è un principio fondamentale dei diritti umani che ogni vita conti, che ogni individuo sia importante».

Data articolo: ottobre 2007
Fonte: http://www.ecplanet.com/canale/varie-5/diritti_umani-65/1/0/34630/it/ecplanet.rxdf

domenica 4 novembre 2007

Bimbi e violenze a casa

di: Anna Ermanni

Nel corso di un recente convegno Save the Children ha divulgato un dato inquietante: nella sola vicina Italia più di un milione di bambini sono “spettatori” di atti di violenza nell'ambito familiare, in molti casi sono pure “vittime”. Al convegno, che si è svolto insieme alla Commissione bicamerale per l'infanzia sulla violenza ai danni dei bambini, ha partecipato Sergio Pinheiro il ricercatore indipendente promotore dello studio dell'ONU, sulla violenza sui minori, avvenuto nell'agosto 2006. Secondo il rapporto dell'ONU, a livello planetario, sono milioni i minorenni vittime di violenza: si stimano in 275 milioni gli adolescenti che subiscono direttamente o indirettamente maltrattamenti nell'ambito casalingo. Le violenze familiari prevedono anche gli abusi sessuali: nei paesi industrializzati circa il 36 per cento delle donne e il 29 per cento degli uomini li hanno subiti. Un'altra piaga è il lavoro minorile ! Si stima che sono ben 218 milioni i bambini lavoratori: 5,7 milioni sono costretti a lavorare per estinguere un debito; 1,8 milioni si prostituiscono e sono coinvolti nella pornografia; 1,2 milioni sono vittime della tratta. Nella vicina Italia sarebbero 450-500mila i minori sfruttati economicamente. Inoltre, il rapporto dell'ONU cita che 1 miliardo 250 mila bambini vivono in nazioni dove non sono illegali le punizioni fisiche da parte degli insegnanti.

Data articolo: ottobre 2007
Fonte: Save the Children

sabato 3 novembre 2007

Birmania, orribile vergogna

LA FOTO ORRIBILE DELLA VERGOGNA “Carissimi, le parole vengono meno. Questa foto di un monaco assassinato è stata presa in segreto in un obitorio. Pensate quanti molti altri hanno subito lo stesso destino. Vi prego, diffondete questa fotografia a più gente possibile, perché il mondo sappia che c'è bisogno di molto più che a semplice condanna di questi bastardi [della giunta]”. Con queste parole di dolore e d’ira, attraverso esuli birmani, ci è giunta la foto che abbiamo deciso di pubblicare con un avvertimento: è una foto molto cruda e violenta, forse non adatta a tutti i lettori.

Ma essa è le foto della vergogna: 1) Vergogna della giunta, che proprio oggi diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di “riconciliarsi” con i monaci buddisti, costringendoli ad accettare doni. Ma siccome le autorità dei monasteri hanno proibito ai loro bonzi di farlo, i militari hanno inscenato una farsa, con falsi monaci, per una falsa riconciliazione. La giunta cerca di far “comprendere” alle autorità buddiste la “necessità” della repressione. Ma queste foto accusano ogni buona intenzione ed esigono domanda di perdono e un cambiamento radicale nel Paese. Secondo fonti diplomatiche, questa nuova repressione del governo militare del Myanmar – che si definisce socialista e laico, ma cerca l’appoggio dei monaci per continuare il suo dominio – è costata a vita a centinaia di persone e l'arresto di oltre 6 mila. 2) Vergogna per noi, che al di là di qualche sussulto di scandalo verso le violenze dei militari, abbiamo pensato che in fondo si tratta solo della soppressione di alcune manifestazioni, quando invece si tratta di un sistema che uccide, ammazza, schiavizza una popolazione di quasi 50 milioni di persone. 3) Vergogna per l'Onu e la comunità internazionale, che non trova strumenti efficaci per garantire la democrazia a un popolo che l'ha scelta da tempo. Il problema è che si tratta con la giunta solo con il minuetto diplomatico, mentre occorre dare voce alla società civile mondiale per affrontare quella che è un’emergenza umanitaria. Occorre che la Croce Rossa internazionale possa andare in Myanmar a visitare le prigioni; che l'Ufficio Onu del lavoro visiti gli schiavi dei lavori forzati; che le Ong possano svolgere un lavoro a favore della popolazione impoverita dal dominio e dal commercio della giunta con Cina, India e Thailandia. Papa Benedetto XVI ha chiesto a tutto il mondo di pregare per il popolo del Myanmar e per la “dolorosa prova” che sta attraversando, molto simile al martirio dei Santi Innocenti che, senza conoscerlo, hanno testimoniato per Cristo con il sangue, spazzati dalla furia del potere bestiale.

Data articolo: ottobre 2007

Fonte: http://www.ecplanet.com/canale/varie-5/diritti_umani-65/1/0/34625/it/ecplanet.rxdf

venerdì 2 novembre 2007

Ca' del Bue, Inceneritore o Trattamento Biomeccanico?.


Quale futuro per la nostra 'monnezza'?


Negli USA e in Germania non li costruiscono più. Gli Inceneritori sono stati sostituiti, negli USA, dalla raccolta differenziata spinta e in Germania con impianti di Trattamento Bio-Meccanico dei rifiuti.
"Gli inceneritori sono proposti ai paesi in via di sviluppo e anche all'Italia" afferma il Prof. Federico Valerio (Direttore dl Dipartimento di Chimica Ambientale dell'istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro-Genova), intervenuto alla conferenza sulle "Alternative agli Inceneritori", organizzata dagli amici di Beppe Grillo.

Sono stati analizzati gli effetti positivi e negativi delle diverse tecnologie: Incenerimento, Gasificazione, Trattamento Bio-Meccanico, Discariche e il processo di Raccolta Differenziata, con dati relativi al loro impatto ambientale e sulla salute.
In Italia di inceneritori ne sono stati programmati un centinaio. Mentre la Germania si è fermata a 73 impianti e negli USA è stata interdetta la costruzione di nuovi impianti di Incenerimento.

Perché? Gli inceneritori si afferma sono pericolosi non solo per i fumi inquinanti, ma soprattutto per le ceneri e i fanghi residui, contenenti metalli pesanti, che devono essere smaltiti con cautela e a costi molto alti. Quindi bruciare nel fuoco purificatore degli inceneritori, non ci lascia senza problemi e conseguenze.
Se guardiamo alla Tabella comparata sulle emissioni delle diverse tecnologie non possiamo non accettare il fatto che il Trattamento a Freddo sia il meno inquinante.

"Il problema più grosso dei Materiali Post Consumo, come viene definita la 'monnezza' oggi, per il fatto che contiene materiali ancora recuperabili, riutilizzabili, riciclabili etc., è il 55% di frazione bio-degradabile, materiali organici. E' questa 'frazione umida' infatti che genera i problemi di inquinamento più grossi sia per le discariche che per i sistemi di incenerimento.
La discarica di Pescantina (Verona) infatti, poggia su circa 20 metri di liquami, creatisi per fermentazione anaerobica della parte biologica stoccata, con produzione di metano (gas serra).

Lo smaltimento dei fanghi degli inceneritori costa circa 141 € /tonn, e l'ammontare dei medesimi differenziati per tipo di trattamento con la relativa tossicità, li troviamo nella tabella 2.
Trattamento Bio-Meccanico

Con il trattamento Bio-Meccanico, il problema della parte bio-degradabile dei MPC, viene risolta in modo naturale. I rifiuti vengono stoccati per una settimana in un grande container nel quale viene insufflata aria calda a 50-60°C. Vengono attivati i batteri aerobici che degradano la frazione biologica ancora presente nei materiali conferiti, dopo un'adeguata raccolta differenziata.
Una volta risolto il problema della frazione bio-degradabile, la parte solida rimanente può essere agevolmente riposta in discarica o incenerita, minimizzando la produzione di liquami, odori e inquinanti.

E' un concetto che sta prendendo piede, tanto che a Mestre-Venezia è già in funzione un impianto di Trattamento Bio-Meccanico. La parte biodegradata è utilizzata come fertilizzante e le balle di materiale secco, in questo caso vanno ad alimentare la centrale elettrica di Fusina.
In Germania sono stati costruiti negli ultimi 10 anni, parallelamente agli inceneritori esistenti, ben 64 impianti di Trattamento Bio-Meccanico per circa 6.122.000 t/anno di MPC, contro i 17.500.000 di t/anno trattate dagli inceneritori.

Le ceneri prodotte dagli inceneritori sono contaminate da composti tossici prodotti dal trattamento termico, gli scarti biostabilizzati invece sono inerti se derivanti da impianti di Trattamento Bio-Meccanico ben gestiti e da Raccolta Differenziata spinta.
I costi di realizzazione? Un quinto del costo degli inceneritori e tempi di raalizzazione di 2 anni rispetto ai 5 degli inceneritori.

Ciò nonostante, a causa degli enormi investimenti effettuati sugli inceneritori, si è tentato di renderli più appetibili, riconvertendoli in Cogeneratori e Termovalorizzatori per la contemporanea generazione di energia elettrica ed acqua calda per il riscaldamento urbano, o per la produzione di Gas (Gasificatori), funzionanti a bassa temperatura (400 °C invece dei 1100 °C dell'inceneritore).
In entrambi i casi le statistiche dei fattori di inquinamento sono abbastanza simili. Si vede che i maggiori inquinanti sono presenti in elevate quantità sia negli Inceneritori che nei Gasificatori.

L'esempio delI'inceneritore di Brescia.
Si è partiti da un impianto di trattamento per 200.000 tonnellate di rifiuti, e si è giunti a 700.000 tonnellate per renderlo economico. Allo stesso tempo è diminuita sensibilmente la racolta differenziata e sono aumentati i problemi per la salute dei cittadini di Brescia.

Proposte per un adeguato utilizzo dei MPC
Diminuzione della quantità di rifiuti prodotti
Quali vie percorribili per la soluzione del problema rifiuti? La più immediata dovrebbe essere la drastica diminuzione della quantità di rifiuti prodotti, afferma il Dott. Valerio; semplice!. Vi sono alcune azioni virtuose a carico sia del consumatore sia del produttore che potrebbero aiutare allo scopo. Si richiede al consumatore di sciegliere prodotti con imballaggi ridotti all'osso e ai produttori di confezionare i prodotti con imballaggi biodegradabili o minimali.
Raccolta Differenziata spinta

La seconda necessità fortemente sentita è l'avvio di una Raccolta Differenziata spinta per razionalizzare lo smaltimento. E in terzo luogo la necessità di riciclare, riutilizzare, riconvertire ciò che è possibile.
La RD presuppone la differenziazione spinta dei MPC, alla fonte, da parte del consumatore, la divisione in: Frazione Umida • Materiali ferrosi • Plastica • Carta • Vetro • Stoffe • Pannolini etc.
Sono molti i comuni Italiani che l'hanno adottata eliminando i cassonetti, riducendo le spese di smaltimento e creando una nuova mentalità tra i cittadini, che i beni non sono infiniti e un loro utilizzo razionale è più che necessario. Il comune di Grezzana ha al suo attivo circa 80% di RD, mentre Verona si attesta al 42%. Venezia 80%, Reggio emilia 74%
Risparmio energetico

Un terzo punto a favore della raccolta Differenziata sta nel risparmio energetico a seguito di riciclaggio di prodotti come la carta, il vetro, la plastica, l'alluminio, il ferro etc. In peso la plastica raggiunge il 10% del totale dei MPC, potrebbe essere recuperata, riciclata, (in particolare le bottiglie d'acqua), risparmiando 5 tonnellate di petrolio per ogni tonn di plastica riciclata. Con risparmio energetico secondo la tabella:

Le conclusioni dello studio CEWEP (Confederation of European Waste-to-Energy Plants - Confederazione Europea degli Impianti 'dai Rifiuti all'Energia'): "Il riciclaggio di materiali, raccolti alla fonte con una buona differenziazione, provoca un minor impatto ambientale rispetto alla termovalorizzazione"

Tariffazione Puntuale, personalizzata
Per favorire l'interesse alla Raccolta Differenziata, da parte degli utenti finali, sarebbe necessario razionalizzare anche i costi della raccolta. "Alla base di una efficace politica di riduzione dei MPC, vi è la Tariffazione Puntuale del Servizio di Raccolta Porta a Porta (PaP). Infatti nelle esperienze italiane di PaP (raccolta Porta a Porta), con Tariffe Puntuali (personalizzate), la produzione di MPC procapite si è ridotta del 15-16%", scrive il Dott. Valerio. Ciò significa pagare per l'effettivo peso dei rifiuti prodotti.

I Trattamenti Meccanico-Biologici a "freddo" della frazione MPC residuale al riciclo hanno un impatto ambientale intrinsecamente minore rispetto a quello dei trattamenti a "caldo". Potrebbero essere davvero la risposta intelligente all'unico vero problema sanitario dei MPC: I nostri scarti di cibo, l'umido organico putrescibile.

02-05-2007 Tarcisio Bonotto

Fonte: http://www.unmondopossibile.net/articolo/art0778.htm

mercoledì 31 ottobre 2007

"GAS" ovvero General Adaptation Syndrome

Una delle cose che più ci impegna nelle attività della nostra quotidianità è lo stress, che a sua volta procura, anche se non da solo, ansia, con le conseguenti situazioni di disagio che ne derivano e che possono assumere vere e proprie connotazioni di malattia o di disturbo. E’ altrettanto vero che l’ansia, che ha le sue radici nei conflitti dell’inconscio, a sua volta, procura una grande quantità di stress, e così il circolo diventa vizioso, e le due cose si influenzano e si rafforzano reciprocamente.
L'ansia è un particolare stato psicologico, caratterizzato da una sintomatologia somatica e da una percezione della realtà tale da vivere in una costante aspettativa di qualche evento negativo, spesso scollegato da un reale motivo contingente. Tale condizione è così frequente che tutti gli esseri umani, prima o poi, la sperimentano e la sensazione che l’accompagna è quella di incapacità e di inadeguatezza delle proprie risorse rispetto a ciò che ci si accinge a vivere in un dato momento. Altre volte l'aspettativa è di un danno non ben definito, senza alcuna premessa oggettiva: l'individuo avverte lo stato di disagio ansioso senza che in realtà ci sia un motivo per cui debba avvertirlo.
A queste sensazioni di difficoltà psicologica si accompagna spesso una situazione di disagio fisico, caratterizzato da tutta una serie di sintomi a carico dei vari organi o apparati, come cefalea, vertigini, sensazioni di mancamento, rigidità muscolare, tremori, tachicardia, dispnea, sudorazione, secchezza delle fauci, disturbi urinari, disturbi intestinali (diarrea, disfagia, inappetenza, difficoltà a digerire), disturbi visivi, ronzio alle orecchie, insonnia, ecc.... Quando l'ansia è vissuta con una intensità eccessiva viene definita angoscia.
Tuttavia, ci sono situazioni in cui è possibile considerare l'ansia come normale e non patologica. E' risaputo che un modesto livello di ansia aiuta a migliorare le nostre prestazioni e a rispondere in maniera più adeguata ai compiti che nella vita quotidiana dobbiamo portare a termine. Immaginiamo un esame scolastico: la nostra risposta sarà migliore se proveremo un livello tollerabile di ansia, ma se questa sale al punto di oltrepassare il personale livello di sopportabilità, allora il rendimento tenderà a peggiorare fino all'incapacità di azione.
Da un punto di vista clinico l'ansia si manifesta con diverse modalità. Essa può essere la reazione a un evento di vita particolarmente stressante o può assumere delle specifiche connotazioni in funzione della sintomatologia prevalente. Tra le varie forme di disturbo d'ansia, seguendo le indicazioni dei classificatori diagnostici, distinguiamo:
- Il Disturbo d'Ansia Generalizzato (DAG) caratterizzato da ansia diffusa e persistente e che si manifesta con apprensione immotivata, irrequietezza, incapacità a rilassarsi, ecc...
- Il Disturbo dell'Adattamento con Ansia che ha caratteristiche simili al DAG e che viene messo in relazione con qualche particolare e persistente condizione di vita (ad es. trasferimento in altra città, cambio di posto di lavoro, ecc.)
- Il Disturbo da Attacco di Panico (DAP) in cui ci si sente improvvisamente sopraffatti dall'ansia che è accompagnata da una serie di sintomi fisici quali tachicardia, sudorazione, sensazione di svenimento, disturbi gastrici, ecc.. e da una immotivata paura di morire o di impazzire che spinge l'individuo a fuggire lontano dal luogo in cui la crisi di panico si manifesta.
L'ansia inoltre si accompagna, come sintomo, a tutte le malattie psichiatriche quali le varie forme di nevrosi, la schizofrenia, i disturbi depressivi, le demenze, le dipendenze da alcool o da altre sostanze stupefacenti (anche se queste ultime non possono, di fatto, essere considerate malattie psichiatriche).
La cura dell'ansia può essere farmacologica o psicologica. La terapia farmacologica si basa sull'uso di farmaci comunemente definiti ansiolitici o tranquillanti che talvolta sono associati ad altre classi di farmaci come gli antidepressivi. Essi devono essere prescritti dal medico o dallo specialista dopo che è stata fatta una valutazione diagnostica accurata.
La terapia psicologica, qualunque sia l'orientamento teorico utilizzato, si assume il compito di riorganizzare la struttura della personalità al fine di renderla più forte e quindi più in grado di far fronte agli eventi della vita. Nella terapia dell'ansia si sono rilevate molto utili anche le tecniche di rilassamento come il Training Autogeno di Schultz, il rilassamento progressivo di Jacobson, il Biofeedback, ecc...
Il termine stress, in uso sin dal XVII secolo, veniva usato in ingegneria e sottolineava lo stato di tensione a cui veniva sottoposto un metallo. Tuttavia in altri campi della scienza si era sottolineata la relazione tra eventi di una certa importanza emozionale e alcune reazioni somatiche.
W. Harvey, agli inizi del 1600, aveva messo in risalto il rapporto tra l’esperienza della paura, dell’attesa e del dolore e uno squilibrio di tipo psicosomatico che danneggia essenzialmente il cuore. Alla fine del XIX secolo Darwin nel libro "L’espressione delle emozioni nell’uomo e nell’animale" descriveva le reazioni somatiche, tanto degli uomini che degli animali, alle esperienze emozionali. Ma fu nel XX secolo che il termine venne usato nel linguaggio scientifico medico da Cannon il quale ha introdotto il concetto di "reazione di allarme" intesa come una risposta immediata di tipo neuro-endocrino a uno stimolo stressante. Più tardi egli introdusse anche il concetto di "livello critico dello stress" inteso come il massimo livello di stimolazione che un organismo può tollerare prima di rispondere ad esso in maniera abnorme.
Nel 1936 Selye, che stava cercando di isolare un nuovo ormone sessuale, si rese conto che gli animali a cui venivano iniettati estratti di tessuti non purificati reagivano con una sindrome caratterizzata da ipertrofia delle ghiandole surrenali, atrofia delle ghiandole linfatiche e del timo e sviluppo di ulcere gastriche. Negli studi successivi Selye scoprì che la stessa sindrome si verificava anche in conseguenza di una notevole serie di stimolazioni stressanti che avevano caratteristiche diverse e definì questo quadro clinico Sindrome Generale di Adattamento (General Adaptation Syndrome). Dopo una serie di studi che durò più di vent’anni Selye definì lo stress come una risposta non specifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso. Esso, secondo Selye, tende ad essere caratterizzato dallo stesso tipo di risposta a stimolazioni diverse che possono essere di natura fisica, sociale o psicologica e rappresenta una reazione di adattamento che solo in tempi successivi può diventare patogena. La Sindrome Generale di Adattamento, secondo Selye, è organizzata in tre fasi successive:
Reazione d’allarme in cui si attivano le difese biochimiche dell’organismo a livello dell’asse ipofisi-cortico-surrene
Resistenza in cui si fa fronte alla situazione continuando a produrre, sul versante biochimico, sostanze ormonali
Esaurimento che si ha quando l’organismo non ce la fa più; la corteccia del surrene allora entra in una fase di esaurimento funzionale e vengono sviluppate patologie irreversibili e, nei casi estremi, la morte.
Vengono quindi poste le premesse perché si cominci a pensare in termini di rapporto tra stress e malattia fisica. Ciò che appare interessante e che sembra essere in contrasto con quello che fin qui si è detto è che lo stress, secondo Selye è inevitabile e perfino funzionale alla vita. Senza stress l’individuo andrebbe incontro perfino alla morte. Tutto sta nel riuscire a trovare delle modalità, che sono del tutto individuali, per affrontarlo nel modo migliore possibile evitando che si trasformi in una esperienza devastante. A tale proposito ci sono studi che dimostrano come moderati livelli di ansia e di stress migliorano le prestazioni e la qualità della vita. Superata la soglia di tollerabilità l’ansia fa scadere le prestazioni fino a che l’individuo risulta impossibilitato a reagire con una reazione adattiva. In psicofisiologia tale fenomeno viene definito arousal che significa appunto attivazione. Negli anni sessanta J. Mason ha potuto dimostrare che la reazione ipofisi-cortico-surrene non viene attivata direttamente dagli eventi stressanti (stressors) ma dalle reazioni emozionali che ne conseguono. L’individuo quindi interpreta le situazioni stressanti come una minaccia per la propria integrità e per la propria sopravvivenza e in risposta attiva una produzione multiormonale che ha come scopo un miglior adattamento metabolico.
L’idea della scarica multiormonale deriva dal fatto che non è solo l’asse ipofisi-cortico-surrene ad essere interessato nella risposta agli stressors, ma tutti gli altri assi principali (ipotalamo-midollo surrene, ipotalamo-ipofisi-tiroide, ipotalamo-ipofisi-GH, ipotalamo-ipofisi-gonadi).
Infine R. Lazarus studiando il problema dello stress soprattutto sul versante psicologico, ha scoperto che individui diversi danno agli stessi stimoli stressanti risposte diverse. Ciò dimostrerebbe che l’attivazione neuro-endocrina viene preceduta da una elaborazione a livello del S.N.C. attraverso una serie di processi cognitivi. Sotto il profilo fisiologico lo stress sembra interferire con il sistema neuro-endocrino, il sistema neurovegetativo e il sistema immunitario. Dal punto di vista clinico, invece, possiamo ritrovare problematiche patogene a carico del sistema cardiovascolare, del sistema gastro-intestinale, dell’apparato respiratorio e dell’apparato cutaneo. Interessanti risultano le scoperte del coinvolgimento del sistema immunitario poiché illuminano sulla possibilità che alcune malattie auto-immuni e tumorali possano trovare origine nello stress.
A ciò si aggiungono le conseguenze che lo stress ha sull’apparato psichico il quale, da un punto di vista clinico, può facilitare l’insorgere di disturbi depressivi o in genere del tono dell’umore, disturbi d’ansia, reazioni psicotiche di tipo schizofreniforme, disturbi della sfera sessuale, disturbi del ritmo sonno-veglia, emicranie e cefalee.
L’esperienza clinica controllata ha dimostrato, attraverso studi effettuati in più parti del mondo, la validità del Training Autogeno (TA) nel controllo dell’ansia, dello stress e di molti disturbi che hanno carattere psicosomatico (Sutera, 2002).
Il TA è una tecnica di rilassamento, ideata da J. H. Schultz, la quale permette di recuperare tranquillità interiore e le risorse per far fronte allo stress. Per le sue caratteristiche specifiche però il TA si configura come una vera e propria psicoterapia a partenza mentale (Peresson, 1985) in grado di far fronte a problematiche specifiche quali ansia, disturbi psicosomatici e manifestazioni nevrotiche di vario tipo, soprattutto quelle che presentano uno stretto rapporto con reazioni di tipo somatico, ma anche, come coadiuvante nella gestione di alcune malattie fisiche o di alcune condizioni biologiche generali. Esso si basa sull’apprendimento di sei esercizi standard (pesantezza, calore, cuore, respiro, plesso solare e fronte fresca) preceduti da uno di preparazione definito predisposizione alla calma. Vediamo ora in che modo, da un punto di vista neuro-fisiologico esso influenza positivamente l’organismo.
Il TA produce una risposta trofotropica che consiste in una risposta a livello dell’ipotalamo il quale riduce l’attività neurovegetativa e aumenta il tono parasimpatico. Il termine trofotropico deriva dall’unione dei due termini trofo e tropico e sta ad indicare, in biologia, il fenomeno per cui un organismo si sviluppa attraverso la sua nutrizione. In questo contesto esso indica la capacità dell’organismo di regolare, aumentandone l’intensità o inibendola, alcune funzioni viscerali.
La risposta trofotropica può essere indotta sia stimolando i centri ipotalamici sia riducendo gli stimoli propriocettivi che giungono dalla periferia del corpo all’ipotalamo. Il sistema muscolo-scheletrico contribuisce più che ogni altro sistema all’invio di stimoli verso le formazioni ipotalamiche, cosicché riducendo il tono muscolare si riduce anche l’attivazione ipotalamica. Sul piano vegetativo la risposta trofotropica riduce la frequenza cardiaca e respiratoria, il tono muscolare, la pressione arteriosa e la secrezione delle ghiandole sudoripare mentre aumenta le funzioni motorie e la secrezione di sostanze gastriche nonché la secrezione di insulina. Lo stato di rilassamento che viene a crearsi in conseguenza di un adeguato allenamento e che parte dalla periferia, cioè dai muscoli, piuttosto che dalle aree centrali, corrisponde ad una risposta integrata ipotalamica con l’effetto di scaricare le tensioni in eccesso dovute all’ansia e allo stress e di recuperare un discreto benessere psicofisico.
Diversi studi sono stati fatti per verificare la maggiore o minore efficacia delle tecniche di rilassamento e tutte hanno mostrato, più o meno alla stessa maniera, di essere efficaci. Lo stesso vale per il Training Autogeno che si è dimostrato efficace per una grande varietà di disturbi psicosomatici relativi all’apparato respiratorio, al sistema digerente, al sistema cardiovascolare e al sistema endocrino. Il Training Autogeno ha rivelato la sua efficacia anche per il controllo degli stati ansiosi e per affrontare meglio la quotidianità della vita indipendentemente dalla presenza o meno di eventuali patologie.

Fonte: http://www.pol-it.org/ital/sutera.htm